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IL PONTE DI MESSINA NON รˆ LUNGO SOLO 3,2 CHILOMETRI

di Leandra D’Antone – Da interesse nazionale a urgenza europea. Un Ponte, in qualsiasi parte del mondo, non รจ che un tratto piรน o meno lungo di strada e ferrovia in un grande sistema di connessioni materiali e immateriali; testimonia intelligenza pubblica e privata, sapere tecnico-scientifico, conoscenza…


Un Ponte, in qualsiasi parte del mondo, non รจ che un tratto piรน o meno lungo di strada e ferrovia in un grande sistema di connessioni materiali e immateriali; testimonia intelligenza pubblica e privata, sapere tecnico-scientifico, conoscenza dellโ€™ambiente, capacitร  e trasparenza amministrative, una politica capace di rispettare gli impegni. Da sempre ne sono stati realizzati, insieme ad altre audaci tipologie di collegamenti, attraversando la terra sotto i mari o flottando nei fondi marini, alimentando salti tecnologici e ampliando orizzonti di ogni tipo, talora per connettere isole anche poco popolate al resto di un paese, o per unificare immense regioni dello stesso stato, o per collegare stati vicini. I piรน importanti ponti costruiti dagli anni Novanta del โ€˜900 sono lo scandinavo Great Belt (6,8 km, 1998), il Vasco de Gama (Lisbona, 12,3 km, 1998), lโ€™Incheon (Corea del Sud 12,5 km, 2009), lโ€™Oresund (tra Danimarca e Svezia, 16 km, 2000). La Cina ha realizzato i piรน lunghi ponti ferroviari ad alta velocitร .ย ย Tra questi il Dayang Kshang, ora il piรน lungo del mondo (164,8 km, 2011). Quanto ai ponti sospesi dal 2023 il ร‡annakkale Bridge, intitolato ad Ataturk, congiungendo in 4 anni la parte europea e quella asiatica della Turchia al costo di 2,8 miliardi (5,2 km di impalcato e 2,023 km di campata unica), ha tolto il primato al giapponese Akashi-Kaiko (3,9 km. di impalcato e 1,99 km. di campata unica, 1998). Questโ€™ultimo collega lโ€™isola giapponese piรน grande di Honsu allโ€™isola di Awhaji con solo 157.000 abitanti.

Si tratta di ponti stradali; sebbene lโ€™Akashiย ย ย sia stato progettato anche come ponte ferroviario, attualmente il traffico scorre lungo 6 corsie stradali. I ponti con la piรน lunga campata unica sono stati finora costruiti in Turchia e Giappone, in aree ad altissima sismicitร , adottando le stesse tecnologie previste per il Ponte sullo Stretto di Messina, il cui studio ha fatto da battistrada e da modello. Lโ€™Akashi in fase di costruzione nel 1995 ha resistito al sisma di intensitร  6,8 Richter.

In Italia proprio negli ultimi trentโ€™anni il Ponte di Messina, unโ€™opera ad altissima tecnologia dellโ€™acciaio, con la sua campata unica di 3.2 km di assoluto primato mondiale, da tempo riconosciuta strategica per il futuro dellโ€™Italia e dellโ€™Europa, รจ diventato, una sorta di giocattolo della politica. Lโ€™opera รจ stata sottoposta a continui stop and go scanditi dal succedersi dei governi; al punto da caratterizzare, nel favore o nella contrarietร , la prima dichiarazione programmatica di presidenti del Consiglio, di leader di partito e sindacati, come per un rito di iniziazione identitaria nella rispettiva arena consensuale di riferimento.

Comโ€™รจ noto, il collegamento stabile delle sponde della Sicilia e della Calabria ha una storia lunghissima. Da sempre immaginato (come normale avvenga e come sempre e ovunque avvenuto quando un tratto di mare separa lembi di terra ricongiungibili), รจ stato paradossalmente facile millenaria fantasia dellโ€™impossibile e dellโ€™irrealizzabile. Nei decenni piรน recenti รจ diventato invece difficilissima e contestatissima scelta del possibile e del realizzabile; da quando, nel 1992, รจ stato approntato e reso pubblico il Progetto di massima della Societร  concessionaria. Ciรฒ รจ accaduto soprattutto per ragioni politiche dai molti tratti irrazionali;  in particolare per la corta vista in anni di diffuso pregiudizio โ€œleghistaโ€ di destra e di sinistra verso un Sud potenzialmente trainante grazie a investimenti infrastrutturali sistemici nel cuore del Mediterraneo; per lโ€™ostilitร  alle grandi opere pubbliche da parte di una sinistra ormai refrattaria allโ€™innovazione in nome di un ambientalismo e di una idea di equitร  territoriale mal rappresentati e interpretati; per lโ€™incompiutezza del progetto economico e politico di Unione Europea, annunciato giร  nel 1992 a Maastricht e integrato nel 1995 a Barcellona con la decisione  di istituire entro il 2010 una zona di libero scambio nel Mediterraneo; per lโ€™incapacitร  delle regioni meridionali di pretendere, concorrendo esse stesse, investimenti pubblici di qualitร ; optando invece per la contrattazione di un ammontare di risorse, in genere il 40% (per โ€œmeridionalismo quantitativoโ€), unโ€™opzione che recentemente ha anche caratterizzato lโ€™inserimento dei progetti per il Sud nel PNRR (Nel 2001 la rivista โ€œMeridianaโ€ dellโ€™Istituto meridionale di Storia e Scienze sociali (IMES) edita da Donzelli,  fondata nel 1987 proprio per rimuovere i molti stereotipi sul Sud e sulla sua arretratezza e restituirne la vera storia di grande area italiana non uniforme, da sempre e sempre connessa al resto del mondo, pubblicรฒ il un numero monografico Ponte sullo Stretto, mettendo in risalto lโ€™eccezionale qualitร  del procedimento amministrativo e a confronto opinioni diverse ma tutte concordi sul valore tuttโ€™altro che localistico dellโ€™opera. Ponte sullo Stretto, โ€œMeridianaโ€, 41, 2001).

Al Progetto di collegamento stradale e ferroviario del 1992 si era arrivati grazie a un forte attivismo parallelo e sinergico dei territori interessati, di imprese nazionali pubbliche e private, di istituzioni regionali e nazionali, molto intenso nei primi decenni seguiti alla seconda guerra mondiale. Ne ripercorriamo le tappe fondamentali.

La costruzione di un collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria fu studiata giร  dai primi governi dellโ€™Italia unita o mediante  ponte in ferro โ€“ nel 1866 dallโ€™ing. Alfredo Cottrau per incarico del Ministero dei Lavori Pubblici-, o con galleria sottomarina โ€“ nel 1870 dallโ€™ing. Carlo Navone del Politecnico di Torino, negli anni dellโ€™apertura del Canale di Suez entusiasta della possibilitร  di separare o unire stati e avvicinare continenti e convinto che fosse giunto โ€œil momento per cui si possa salire su un convoglio a Londra per scendere a Bombay o Calcutta senza temere di chinarsi due volte sotto il mareโ€ (Navone C., Passaggio sottomarino attraverso lo Stretto di Messina: per unire in comunicazione continua il sistema ferroviario siciliano alla rete della penisola, Torino 1870).

Nel caso dello Stretto di Messina in territorio altamente sismico e dal mare attraversato da fortissime correnti, soprattutto dopo il disastroso terremoto-maremoto del 1908, lโ€™idea del collegamento venne ridimensionata.

Solo dopo la seconda guerra mondiale, la costruzione di un ponte sospeso a una o piรน campate cominciรฒ ad essere diffusamente auspicata e ritenuta rapidamente attuabile, alla luce degli straordinari progressi in materia fatti negli Stati Uniti, che negli anni del Piano Marshall sollecitarono il governo italiano in tal senso. Nel 1961 per la realizzazione di un ponte in acciaio si offrรฌ anche la Amman & Whitney di New York, realizzatrice del Golden Gate a San Francisco e del Verrazzano a New York.

Tra i promotori della realizzazione di un ponte stradale e ferroviario in acciaio fu nel 1952 lโ€™Associazione dei siderurgici italiani che associata alla U.S. Steel commissionรฒ un progetto allโ€™ingegnere statunitense David Steinman.  Per questo progetto si mobilitarono tutti i soggetti imprenditoriali e le istituzionali locali, le camere di commercio con le amministrazioni provinciali di Reggio e Messina, ma soprattutto la giovane autonoma Sicilia. Nel cuore di un decennio di intenso sviluppo economico dovuto agli investimenti nel settore energetico e petrolifero, allโ€™exploit delle esportazioni agroindustriali e al raddoppio del traffico di merci e passeggeri attraverso lo Stretto, nel 1955 la Regione Sicilia destinรฒ oltre cento milioni di lire del tempo agli studi geologici dellโ€™area affidandoli alla Fondazione Lerici del Politecnico di Milano. Nel 1955 nacque sotto la guida di un ingegnere visionario come Gianfranco Gilardini, la societร  Gruppo Ponte di Messina (GPM), con azioni Finsider (32%), Fiat (28%) e quote minori di Italcementi, Impresit, Girola, Lodigiani, Pirelli, Italcementi, Montecatini, Italstrade. Il GPM per propria cura e a proprie spese, coinvolse i piรน prestigiosi studiosi dellโ€™ambiente terrestre e marino per valutare la fattibilitร  di tre tipi di collegamento: alveo, subalveo e aereo. Nel pieno dellโ€™azione per lo sviluppo della rete autostradale e ferroviaria e dellโ€™Intervento straordinario nel Mezzogiorno, nel 1958 il Governo italiano insediรฒ presso il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici una commissione di studio del collegamento, presieduta dallโ€™Ing. Pier Luigi Nervi, ed emanรฒ una legge che finanziava un concorso internazionale di idee. Il concorso fu bandito da Anas e dalle Ferrovie dello Stato nel 1969; vi parteciparono ben 143 progetti, di cui sei premiati ex aequo e sei segnalati prevedevano sia il ponte a tre campate che il tunnel subalveo. Nel 1971 il collegamento divenne legge come opera di interesse nazionale ed europeo e con affidamento e ad una costituenda societร  a maggioranza IRI. Nel 1979 gli studi del GPM vennero presentati nella sede dellโ€™Accademia dei Lincei e confluirono in un Rapporto di fattibilitร  (1981).

Tra la legge e lโ€™istituzione della societร  Stretto di Messina, nel 1981, passarono 10 anni, durante i quali continuarono gli studi. La Societร  Stretto di Messina nacque con azioni IRI per il 51% e partecipazioni paritarie di Regione Sicilia, Regione Calabria, Anas e Ferrovie dello Stato. La GPM. cedette quindi le sue ricerche alla nuova concessionaria, che approfondรฌ la fattibilitร  di tutte le soluzioni rispettando la direttiva ministeriale del 1984 che prescrisse rigorose verifiche di impatto ambientale. Nel 1986 lโ€™ENI ripropose il tubo flottante giร  premiato al concorso del 1969 (a firma di Alan Grant e ridenominato Ponte di Archimede). Proprio constatando lโ€™evidente competizione tra i due potentissimi enti pubblici italiani, ENI e IRI, a sostegno della propria tecnologia (conflitto interno allo Stato stesso) e il progressivo raffreddamento dellโ€™interesse di entrambi, รจ indubbio che lโ€™approvazione del Progetto di massima del 1992 di ponte sospeso della Societร  Stretto di Messina sia stato il risultato di una attenta considerazione di tutte le soluzioni alternative.

Contrariamente a quanto incredibilmente sostenuto dalle diverse parti politiche e si sostenga ancora, dopo qualche anno รจ stato il governo di centrosinistra guidato Romano Prodi e non il centro-destra di Berlusconi ad avviare, con visione nazionale ed europeista, la procedura pubblica per la verifica del Progetto e la realizzazione del collegamento, sottoponendolo nel 1997 al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che diede parere favorevole e prescrisse gli approfondimenti necessari e le gare relative. Nel 2001 lโ€™opera รจ stata ereditata dal Governo Berlusconi, e sol per questo dallโ€™opposizione politica definita โ€œPonte del Cavaliereโ€, โ€œopera faraonicaโ€, โ€œcattedrale nel desertoโ€, nonchรฉ stigmatizzata come mafiosa e distruttiva dellโ€™ambiente; nel migliore dei casi โ€œopera non prioritariaโ€.  In sintesi, la sinistra italiana รจ riuscita nel volgere di qualche anno a censurare sรฉ stessa. In controtendenza con i tempi, visto che dallโ€™inizio del nuovo millennio quel pezzo di strada e di ferrovia nel cuore del Mediterraneo, capace di unire il Sud del Sud italiano col territorio nazionale e continentale e di far volgere il necessario sguardo dellโ€™UE verso il Sud del mondo, ha assunto sempre maggiore valore strategico nelle sedi istituzionali europee e nelle politiche nazionali e comunitarie per la coesione e lo sviluppo territoriale.

Poco si รจ rivendicato a sinistra, ma in generale tra tutti gli oppositori dellโ€™opera, anche circa la qualitร  del processo valutativo e decisionale seguito dalla pubblica amministrazione; improntato alla massima trasparenza ed al conseguimento dei migliori risultati in relazione agli obiettivi di coesione economica e sociale perseguiti dal Governo; fondato, nel presupposto della necessitร  di un intervento, sulla comparazione mediante studi di fattibilitร  degli impatti delle due soluzioni alternative (con o senza ponte). Come advisor indipendenti furono selezionate con bandi di gara internazionali le migliori societร  di valutazione attive nella realizzazione di ponti e infrastrutture strategiche: la Steinman-Parson-Transportation Group per lโ€™approfondimento del progetto tecnico, la Pricewaterhouse Coopers Consulting, la Pricewaterhouse Coopers UK, la Sintra s.r.l., per gli impatti, economico, trasportistico e ambientale. Una Direzione di coordinamento territoriale appositamente istituita presso il Ministero dei Lavori pubblici, trasmise al Governo con Relazione di accompagnamento gli studi degli advisor, al fine di consentire la migliore decisione politica e avviare consultazione del mercato.

Per tutte le ragioni ricordate al passaggio del millennio, il progetto di collegamento stabile non aveva mai avuto la fisionomia limitata di unโ€™infrastruttura locale di solo 3,2 km, finalizzata esclusivamente a colmare la distanza tra due sponde separate.  Lโ€™Unione Europea aveva disegnato il grande piano intermodale Trans European Network-Transportation (TEN-T) per attraversarla interamente, da Est ad Ovest, da Nord a Sud. Nella grande rete TEN-T figurava il corridoio dellโ€™alta velocitร  ferroviaria Berlino-Palermo (allora corridoio 1) che includeva il Ponte sullo Stretto a garanzia del passaggio dei treni Eurostar (non scomponibili e quindi non trasferibili con le navi traghetto in uso), opera necessaria per la compiutezza del sistema dei collegamenti e per garantire uguale diritto alla mobilitร  a tutti i cittadini europei. Le reti intermodali europee, con lโ€™alta velocitร  ferroviaria fino alla Sicilia e con i porti meridionali, rendevano giร  quel collegamento assai piรน lungo degli effettivi 3,2 chilometri di mare che separavano i due lembi di terra, lโ€™Italia continentale da una delle sue regioni piรน popolate, la Sicilia con 5 milioni di abitanti. Attraverso lo Stretto passava una quota rilevante del traffico via mare attraverso il Mediterraneo di merci dallโ€™estremo Est allโ€™estremo Ovest mediante navi giganti porta-container, facendo di Gioia Tauro   tra i primi terminal del Mediterraneo per il transhipment. Nel 2003 il Ponte sullo Stretto figurava nella Short List del Commissario Karel Van Miert fra i progetti strategici prioritari dellโ€™Ue, che ha continuato ad auspicare la realizzazione dellโ€™opera, mentre proprio dal paese interessato sono venuti i maggiori ostacoli; dallโ€™improvviso voto contrario del 2004 nel Parlamento europeo dei deputati della sinistra italiana orientata da Claudio Fava, alle continue sospensioni nei programmi di governo, motivate ufficialmente con lโ€™urgenza di altre prioritร , ma finalizzate a dirottare risorse finanziarie verso obiettivi ad alta attrattivitร   elettorale, come lโ€™abolizione dellโ€™Ici sulla prima casa decisa nel 2008 voluta proprio dal Governo  Berlusconi. Ciononostante la procedura per la realizzazione dellโ€™opera รจ proseguita fino al suo completamento: dalla individuazione per bando di gara del contraente generale nellโ€™Associazione temporanea di imprese Eurolink S.C.p.A. guidata da Impregilo (dal 2020 Webuild S.p.A.) con unโ€™offerta di 3,8 miliardi di euro, al perfezionamento del contratto, al progetto definitivo, a tutte le approvazioni prescritte da parte di tutti gli organismi designati, e persino allโ€™avvio dei cantieri per la variante ferroviaria Cannitello-Villa San Giovanni.

Nel 2012, comโ€™รจ noto, il Governo Monti ha cancellato definitivamente lโ€™opera (di nuovo โ€œnon prioritariaโ€), esponendo lo Stato a un contenzioso con il contraente generale del valore di circa 800 milioni di euro. Il contenzioso ha impedito lo scioglimento definitivo della Societร  Stretto di Messina, liquidata per legge ma non soppressa. Alla forte penale contestata si aggiungerebbe oggi a carico dello Stato a una spesa di 350 milioni di euro per gli studi e le procedure, spesa peraltro per nulla eccessiva dato lโ€™enorme impegno scientifico e procedurale richiesto; tanto che le conoscenze acquisite sono universalmente considerate, anche dai piรน estremi ecologisti, un archivio di saperi geofisici e ambientali di valore planetario. Facendo la somma la โ€œnon realizzazioneโ€ dellโ€™opera costerebbe oltre un miliardo, piรน 7 miliardi annui di Pil in meno in Sicilia calcolati come conseguenza della condizione di insularitร , a fronte dei circa 6 miliardi del costo previsto per la realizzazione, includendovi i collegamenti.

Va anche precisato che nel corso dello stesso trentennio il disegno del sistema europeo delle connessioni intermodali รจ stato rivolto soprattutto verso lโ€™obiettivo dellโ€™integrazione dei paesi membri e dellโ€™allargamento. La prospettiva euro-mediterranea si รจ indebolita rapidamente per la degenerazione degli esiti delle cosiddette โ€œprimavere arabeโ€ e per lโ€™esplodere del terrorismo islamico con le conseguenti guerre di contrasto. In Italia si รจ indebolita ancora una volta la prospettiva meridionalista, inaspettatamente rivitalizzata da metร  anni Novanta proprio grazie alle politiche regionali dellโ€™Ue e alla costituzione dellโ€™eccellente Dipartimento per la coesione e lo sviluppo entro il Ministero del Tesoro. Le politiche governative ordinarie sono tornate come in passato a indirizzare la gran parte degli investimenti strategici verso le regioni del Nord e a rinviare alla spesa aggiuntiva gli obiettivi di convergenza del Mezzogiorno. Il Piano generale dei trasporti โ€“ nelle edizioni innovative 1986 e 2001, integrato, sistemico e coerente con il Network TEN-T e la stessa mastodontica โ€œlegge obiettivoโ€, si sono risolti nella realizzazione dellโ€™alta velocitร  ferroviaria solo nel Centro-Nord (fino a Napoli), e per il Sud nel semplice adeguamento con corsia di emergenza dellโ€™autostrada Salerno-Reggio Calabria, parzialmente ammodernata ma rimasta prevalentemente di montagna e a due corsie. In conseguenza i cittadini meridionali, soprattutto siciliani e calabresi, imprigionati in un sistema di comunicazioni duale e fortemente penalizzante sia per la circolazione di merci e persone che per lo sviluppo complessivo dellโ€™area e delle sue relazioni economiche e culturali. Il Ponte sullo Stretto รจ uscito dallโ€™elenco delle opere prioritarie europe e il corridoio multimodale Palermo-Berlino ha lasciato il posto al Corridoio 5, dalla Scandinavia a La Valletta, orientando lโ€™alta velocitร  ferroviaria dal Nord verso la Puglia e operando una deviazione modale attraverso lโ€™Adriatico fino a Malta. Sulle conseguenze di queste scelte, non solo sulla crescita, lโ€™occupazione, la qualitร  dei servizi, ma anche sui piรน importanti programmi europei e nazionali di investimento attuali, primo fra tutti Recovery Fund UE-Next Generation e PNRR, ci siamo soffermati in due precedenti di Fondazione PER Quaderni  (1-2021 e 1-2022), con contributi della gran parte degli autori di questo Quaderno, a conferma dello sguardo ampio con cui anche qui guardiamo alle ragioni del nostro collegamento e al suo potente e crescente impatto (Il Mezzogiorno in movimento. Proposte e progetti verso il Next Generation UE, Fondazione PER, โ€œQuadernoโ€ 1, 2021, e Mobilitร  sostenibile e amministrazione pubblica, โ€œQuadernoโ€ 1, 2022. Specialisti del settore mettono a fuoco la grave e ingiustificabile dualitร  della dotazione di infrastrutture della mobilitร  in Italia.  In particolare la realizzazione di una โ€œautostrada diversaโ€ da Salerno a Reggio Calabria e dellโ€™alta velocitร  ferroviaria solo nel Centro-Nord e a Sud solo fino a Napoli, ha configurato una vera negazione di possibilitร  e di diritti di cittadinanza nel Mezzogiorno. Il PNRR contiene a proposito ancora progetti parziali, di limitato riferimento territoriale ed effetto sistemico, non realizzando lโ€™alta velocitร  ferroviaria in Calabria e in Sicilia e sottovalutando i porti strategici meridionali).

Non cโ€™รจ piรน tempo

Nel 2012, al momento della cancellazione dellโ€™investimento sulla continuitร  territoriale del Sud con il resto dโ€™Italia e con tutta lโ€™Europa, stava appena uscendo dalla grave crisi mondiale iniziata nel 2008, nata guarda caso dalla piรน grande scommessa mai fatta nella storia sulle speculazioni finanziarie con titoli vuoti, i derivati, e con la distrazione della finanza dagli investimenti produttivi. Lโ€™Italia, giร  in declino industriale, ne รจ uscita come โ€œla grande Malata dโ€™Europaโ€ (Giannola), anchโ€™essa non piรน in grande salute anche per le incompiutezze che abbiamo ricordato, soprattutto priva di unitร  politica e di un Southern Range espansivo proprio quando piรน urgente di fronte allโ€™intenso succedersi di eventi catastrofici e divisivi: una pandemia inattesa e sconosciuta e lโ€™invasione russa dellโ€™Ucraina, nuova โ€œguerra mondialeโ€ in Europa. La guerra รจ ben lungi dal concludersi; ha reso evidente e drammatica la dipendenza energetica dalla Russia sottoposta a sanzioni e insostenibile per imprese e cittadini il rincaro del costo dellโ€™energia. Lโ€™Italia รจ ancora lontana dal recuperare i livelli pre-crisi. Nel Sud italiano la crisi ha abbattuto piรน o meno del doppio rispetto al Nord investimenti industriali, occupazione, consumi; trovandosi ancora in una posizione di ripresa a metร , aggravata dallโ€™ormai decennale fuga dei giovani piรน istruiti e dallโ€™inversione della curva demografica, inevitabile data la disoccupazione dilagante e la mancanza di servizi essenziali per le giovani famiglie (Rapporti Svimez).

Lโ€™urgenza di una svolta in Europa, in Italia e nel Sud, si รจ comโ€™รจ noto concretizzata dal 2015 al 2020 nel Quantitative Easing, la prima grande operazione di acquisto sul mercato secondario di titoli del debito sovrano o privato dei paesi UE per 3.300 miliardi di euro da parte della Banca Centrale Europea presieduta da Mario Draghi; nel 2021 nel Recovery Fund UE-Next Generation dellโ€™ammontare di 750 miliardi di euro, di cui il 30% destinati al Green New Deal. Nella distribuzione dei finanziamenti del Piano europeo lโ€™Italia ha avuto la quota maggiore, 198 miliardi di euro, in considerazione degli svantaggi delle regioni meridionali in termini di Pil, occupazione, e dotazione di infrastrutture sociali e di connessione; non per un semplice obiettivo di convergenza nazionale di interesse europeo, ma per la consapevolezza che nellโ€™attuale contesto geopolitico, economico, ambientale in travolgente trasformazione la principale scommessa per la vita stessa dellโ€™Unione europea si giochi piรน che mai a Sud, passi per il Mediterraneo,  oggi โ€œquasi Oceanoโ€, โ€œpiazza grandeโ€ di relazioni e di scambi, oggi ambรฌto e in parte occupato dalle nuove grandi potenze (Adriano Giannola). Il Mediterraneo non ha mai smesso di essere centrale; riscrive le dinamiche delle relazioni italiane ed europee col resto del mondo. Lo mostra la densitร  del traffico (il 20% del commercio mondiale e il 27% dei servizi di linea marittimi), provando che, a differenza di quanto ormai comunemente sostenuto, โ€œla globalizzazione e decenni di interdipendenza non si cancellano in un giorno per i contraccolpi dei nuovi assetti mondialiโ€: โ€œda qui al ferreo determinismo che vuole il destino giร  scritto ce ne correโ€ (Maronta).  Al centro del Mediterraneo e del destino da scrivere รจ il Mezzogiorno. โ€œLa Sicilia non รจ unโ€™isolaโ€ titola efficacemente il suo contributo Fabrizio Maronta (Il Mediterraneo รจ โ€œmare di competizioneโ€ in Italian maritime economy, Rapporto SRM, 2021). Nel โ€œquasi Oceanoโ€ di oggi torna prepotentemente centrale il tema delle infrastrutture intermodali della mobilitร , tra le missioni piรน rilevanti del PNRR, ormai esse stesse piattaforme produttive del nuovo capitalismo digitale (Pietro Spirito); torna prepotentemente centrale il tema della continuitร  territoriale, di quel collegamento strategico lungo solo 3,2 chilometri che vale quanto la competizione globale in corso, non solo economica. Ha dovuto riconsiderarlo, non certo allo scopo di realizzarlo, persino un Governo del Parlamento con la maggioranza piรน ostile, quello eletto nel 2018 con una rappresentanza 5Stelle di quasi il 33 %, sciolto a pochi mesi dalla scadenza naturale lo scorso anno per sfiduciare il Presidente Mario Draghi.

In particolare il Conte bis giallo-rosso, annunciando nella prima  versione del PNRR  โ€œunโ€™alta velocitร  fintaโ€ a 200 km orari per il Sud e in Sicilia (Alta velocitร  di rete), quindi semplici lavori di ammodernamento peraltro seguendo lo stesso tracciato autostradale interno e montano della Salerno-Reggio Calabria anzichรฉ quello lineare tirrenico, ha istituito una Comitato tecnico per rivalutare soluzioni giร  precedentemente escluse, riconsiderare la realizzazione di un ponte sospeso, o secondo il progetto esistente o secondo uno nuovo. Il Comitato ha formulato un Rapporto di lavoro nel 2022, con la conclusione che il collegamento sia indispensabile e urgente, che il progetto esecutivo giร  cantierato e sospeso sia validissimo, ma proponendo un nuovo studio di fattibilitร  e mettendo in campo persino lโ€™opzione zero! Nel paradosso italiano non รจ poco. Nel frattempo nella versione definitiva del PNRR, รจ fortunatamente scomparsa lโ€™Alta Velocitร  di rete, anche se per la  linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria vi figurano solo progetti per alcuni piccoli tratti di vera Alta velocitร  ( 300/350 kmh) in territorio campano; gli interventi sulle linee  Napoli-Bari e Catania Palermo sono di semplice ammodernamento e velocizzazione; non ci sono interventi significativi e di sistema sui porti meridionali; non cโ€™รจ il collegamento stabile ma vengono stanziati 500 milioni per il potenziamento del traghettamento e assegnati 50 milioni a Ferrovie dello Stato per un nuovo studio di fattibilitร . Con tutto ciรฒ, secondo le analisi di Svimez e di economisti attenti, anche la ministra per il Sud Mara Carfagna, puntando di fatto insieme al Ministro della Mobilitร  sostenibile sulla quantitร  piuttosto che sulla qualitร  degli investimenti, non รจ riuscita a portare a casa nemmeno il famoso 40% (Svimez).

Senonchรฉ il governo attuale, nelle dichiarazioni del nuovo Ministro per le infrastrutture Matteo Salvini, ha rimesso sul tavolo degli impegni il Ponte sullo Stretto: si deve fare, partiranno presto i lavori, i 50 milioni a FS serviranno non piรน a uno studio di fattibilitร  ma allโ€™aggiornamento dellโ€™attuale progetto esecutivo e la Societร  Stretto di Messina รจ stata riattivata. Poco sappiamo di quella revisione di alcuni aspetti del PNRR rivendicati opportunamente dalla presidente Meloni, e ora nelle responsabilitร  negoziali soprattutto del nuovo Ministro per il Sud Raffaele Fitto. Potrebbe essere un nuovo episodio di una commedia โ€œitalianissimaโ€ e dai molti aspetti surreali.

Senonchรฉ lo scenario attuale, di ridefinizione degli assetti globali, di transizione energetica ed ecologica, impone luciditร  di visione, scelte coerenti e trasparenti: non cโ€™รจ piรน tempo.

Incombe anche il rischio che ad avvantaggiarsi maggiormente della revisione delle reti TEN-T, recentemente proposta dalla Commissione Europea per effetto della guerra ucraina sia lโ€™Europa centro-orientale con in testa la Polonia, facendo perdere peso ai vecchi assi Est-Ovest e Nord Sud a favore del Nuovo Corridoio Baltico-Nero-Egeo (Maronta) (R. Calligaro, Se il Trimarium emargina lโ€™Italia, Limes, La polonia imperiale, 1/2, 2023).

Con questa consapevolezza, a costo di apparire velleitari, abbiamo deciso di far seguire ai precedenti Quaderni sul tema della mobilitร  e della logistica con analisi e proposte indispensabili a rendere effettiva la missione meridionalista- europeista del PNRR (in particolare โ€œalta velocitร  ferroviaria veraโ€ fino alla Sicilia, Southern Range portuale e logistico, sistemi aeroportuali) un nuovo Quaderno sul Ponte sullo Stretto di Messina, lโ€™infrastruttura meno puntuale di tutto il sistema di connessioni e di relazioni, ma spesso erroneamente considerata nella sua singolaritร . Eโ€™ la meno puntuale per tutto lo spazio economico-sociale, culturale e di cittadinanza che puรฒ includere ed espandere, e forse per questo รจ stata finora la piรน contrastata. I contributi contenuti questo Quaderno lo dimostrano con nuove analisi, ricerche originali e ulteriori proposte, alle quali rinvio per la particolarmente elevata competenza degli autori.

A cominciare dalla centralitร  del Mediterraneo nella nuova geografia degli approvvigionamenti energetici, nelle dinamiche delle relazioni necessarie con i paesi della sponda Sud per il benessere e la sicurezza nazionali, come snodo fondamentale dellโ€™Internet globale, come opportunitร  mentre la โ€œri-regionalizzazioneโ€ delle filiere produttive globali richiede lโ€™infrastrutturazione di corridoi intermodali rapidi; temi qui analiticamente qui trattati da Maronta con la preziosa esperienza della rivista LIMES. Nei contributi di Giannola, Russo-Musolino, Nuzzolo-Rindone e Spirito, che hanno da tempo assunto la intelligenza del Mediterraneo di oggi come ineludibile direzione e scelta per il futuro del Sud, dellโ€™Italia e dellโ€™Europa intera, sono rinnovate e implementate le proposte di aggiustamento del PNRR e delle politiche ordinarie nazionali e d europee riguardanti la mobilitร  intermodale e la continuitร  territoriale tra la Sicilia e la Calabria. Giannola ricorda ai programmatori oggi, PNRR incluso, piuttosto addetti alla manutenzione dellโ€™esistente che alla costruzione di futuro, la spinta propulsiva del metodo indicato da Albert Hirschman per le politiche di sviluppo nei decenni seguiti alla seconda guerra mondiale: โ€œafferrare il bandolo per dipanare la matassaโ€. In un paese integrato dalla logistica, dallโ€™intermodalitร , dai corridoi TEN-T, il Sud deve semplicemente tornare al suo ruolo fondamentale di agente di sistema; lo Stato deve essere regista e non arbitro di un piano per la transizione energetica e del lavoro; lโ€™Italia deve risvegliarsi dal sonno trentennale e sfruttare la rendita posizionale nel โ€œquasi Oceanoโ€ con una strategia di innovazione insieme logistica e intermodale, con un progetto pubblico-privato che ristrutturi la catena innovativa portuale, logistica e produttiva europea in un Mediterraneo anchโ€™esso da trasformare. In piena sintonia con Giannola, Spirito evidenzia la mancanza di visione integrata e di sistema nella realizzazione delle reti di trasporto in Italia e soprattutto nel Mezzogiorno, in ogni modalitร  trasportistica, dalla rete ferroviaria ai porti; il che ha contribuito a far apparire finora a molti cittadini del Sud, soprattutto siciliani e calabresi, il Ponte sullo Stretto come unโ€™opera isolata e velleitaria in un contesto del tutto contraddittorio di sconvolgente inadeguatezza dei collegamenti essenziali, particolarmente  grave per quelli ferroviari.

Francesco Russo, lโ€™ingegnere trasportista che con piรน autorevolezza e convinzione anche in questa sede (Fondazione PER, Quaderno 1,2021 e 2,2022) ha sostenuto per il PNRR la realizzazione dellโ€™Alta velocitร  LARGE per raggiungere Reggio da Roma in 3 ore e Palermo in 4,30 (considerando il collegamento stabile nello Stretto), in questo contributo con Giuseppe Musolino, indica un altro obiettivo di sistema dai potenziali fenomenali effetti. Guardando alle esperienze internazionali dei porti di quarta generazione, i Porti cooperativi, in genere composti da due porti, e specificamente al Copenaghen-Malmo Port, il primo porto binazionale in Europa, al sistema cooperativo Los Angeles-Long Beach adiacenti nella stessa baia, e al sistema Ningbo-Zoushan fra porti di una stessa provincia evidenziano per i porti italiani, pur importanti nel passaggio di merci in entrata e in uscita, una lunga storia di provincialismo che non ha finora permesso di usufruire del vantaggio geofisico di trovarsi nel Mediterraneo. Al quesito: โ€œItalia รจ in grado di avere un sistema portuale in grado di competere con il Nothern Range e in che misura vi puรฒ contribuire lโ€™attraversamento stabileโ€? trovano risposta nella costruzione di un Porto cooperativo Augusta-Gioia Tauro, di cui elencano i potenziali formidabili vantaggi.  Ne viene perciรฒ sollecitata lโ€™analisi completa degli impatti mediante uno studio di fattibilitร  che metta a confronto i risultati ottenuti con o senza collegamento stabile, proprio al fine di non perdere una straordinaria occasione.

A Nuzzolo (giร  Advisor nel 2000 per la valutazione dellโ€™impatto trasportistico del Ponte di Messina) e Rindone dobbiamo un inedito contributo sulla accessibilitร  dei comuni della Sicilia e della Calabria in relazione agli obiettivi dellโ€™Agenda 2030 definita dalle Nazioni Unite. Giร  risultano importanti gli effetti del potenziamento delle reti ferroviarie sullโ€™accessibilitร  giornaliera e pendolare, anche in termini di superamento dellโ€™esclusione sociale e di equitร ; considerando lโ€™attraversamento stabile questi risultano ulteriormente potenziati, specialmente in Calabria. Il miglioramento dellโ€™accessibilitร  giornaliera e pendolare amplia il mercato del lavoro e lโ€™occupazione, mostrandone lโ€™importante funzione nel rafforzamento delle aree piรน deboli.

Non poteva mancare anche qui il richiamo di Lucia Trigilia ai rilevantissimi riferimenti storico-culturali proposti da Messina cittร  dello Stretto. Nello scenario del suo โ€œTeatro marittimoโ€, Trigilia rintraccia i richiami raffinatissimi che hanno fatto conoscere nei secoli  al mondo le bellezze e le fortune di una cittร  assorta a mito; dalle rappresentazioni iconografiche di Antonello da Messina ai grandi pittori viaggiatori del Settecento; o che, dopo la cattiva sorte del catastrofico terremoto del 1908 e decenni di marginalizzazione, hanno attratto alcuni tra i piรน grandi architetti e urbanisti per costruire un nuovo โ€œTeatro marittimoโ€ con il Ponte intorno a cui fondare โ€œla metropoli futura dello Strettoโ€ (Samonร  1969); o, piรน recentemente, costruire un Ground Zero come a New York (Libenskind 2011): per fondare la capitale europea del Mediterraneo, e giร  immaginarvi un MAXI-Med museale.


LEANDRA D’ANTONE

Professore Senior di Storia Contemporanea allโ€™Universitร  di Roma La Sapienza. Tra le pubblicazioni: “Senza pedaggio. Storia dellโ€™autostrada Salerno-Reggio Calabria”, Donzelli 2008, “Da Ente transitorio a Ente permanente e Lโ€™architettura di Beneduce e Menichella”, in “Storia dellโ€™Iri”, vol 1, Laterza 2012; “Due, molte una sola Italia”, in “Lโ€™approdo mancato”, a cura di F.Amatori, Annale Feltrinelli 2016; “La via siciliana al credito speciale. La Sezione di credito industriale” (con M.Alberti), in “Storia del Banco di Sicilia”, a cura di F.Asso, Donzelli 2017. Eโ€™ autrice della voce “Pasquale Saraceno” per il “Dizionario Biografico degli italiani”, Treccani.

Fonte: Progresso Europa Riforme

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