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La differenza tra aggiungere e sottrarre

Ogni volta che arriva il maltempo, il Sud si ritrova in ginocchio: strade allagate, servizi in tilt, attività ferme. E puntualmente si ripete lo stesso copione: “non ci sono risorse”, “bisogna spostare fondi”, “magari togliamoli da quel progetto”.

C’è però una verità che va detta con chiarezza.

Al Nord nessuno si sognerebbe mai di proporre di sottrarre risorse a un’opera strategica per coprire un’emergenza. Quando serve, si aggiungono fondi. Nel Sud, invece, troppo spesso si sostituisce: un grande progetto diventa il bancomat da cui attingere ogni volta che esplode un problema.

Il maltempo non crea i problemi, li rende visibili.
Li amplifica quando un territorio non è stato messo nelle condizioni di reggere eventi che ormai non possono più essere considerati eccezionali.

Le criticità sono note da decenni: infrastrutture vecchie, dissesto idrogeologico mai risolto, reti idriche e fognarie obsolete, collegamenti insufficienti. Fragilità strutturali che emergono puntualmente a ogni ondata di maltempo.

E in questo schema la scorciatoia è sempre la stessa: dare la colpa al Ponte sullo Stretto.
A un’opera che non è mai stata costruita, come se il fatto di non averla realizzata in cinquant’anni avesse risolto qualcosa. Non ha risolto nulla. Ha solo lasciato irrisolti problemi che oggi si presentano come emergenze.

Il punto, quindi, non è sottrarre risorse al Sud.
Il punto è aggiungerle.

Le emergenze di oggi non dovrebbero nemmeno esistere: dovevano essere affrontate anni fa con programmazione, prevenzione e investimenti strutturali.

Un Paese non cresce togliendo a una parte per tappare buchi. Cresce quando investe in modo equilibrato su tutto il territorio.

Il Sud non ha bisogno di elemosine.
Ha bisogno di infrastrutture vere, durature, definitive.

Finché continueremo a spostare fondi invece di creare sviluppo, ogni temporale continuerà a trasformarsi in un’emergenza nazionale.

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